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martedì 2 luglio 2013

Borsalino: Men and Wowan Hats Made in Italy & la Storia d'Italia



Tutte le icone hanno la loro storia: la storia del cappello Borsalino nasce nel 1857, ed è indissolubilmente legata all'Italia che in quegli anni si stava facendo.

Il predecessore del Borsalino è stata la bombetta: coloro che la indossavano però, soprattutto durante i  moti risorgimentali, vedevano il proprio cappello deformato dai colpi presi durante i tumulti.

E proprio la piega centrale, quel brutto difetto, divenne
l'ispirazione che catturò l'immaginazione di Giuseppe Borsalino, il quale ne fece il marchio indissolubile del proprio chapeau.

Borsalino sperimentò diversi accorgimenti per rendere il cappello non solo un accessorio elegante, ma sopratutto un accessorio pratico, che si potesse ripiegare in tasca e rimettere in testa perfetto, e sopratutto che potesse essere velocemente preso e tolto al passaggio di una bella signora.

Gesti di altri tempi, cappelli che restano e raccontano ancora
oggi l'Italia: non più ovviamente quella risorgimentale, ma 
l'Italia del fatto a mano, dell'artigianalità portata all'estremo.

Pensiamo solo ai tempi di lavorazione dei Borsalino cappelli: un
solo artigiano riesce a produrre un esemplare dai due ai sei mesi!

Vi mostro ora una selezione della collezione cappelli uomo S/S 2013: ho scelto il modello Trilby perchè riesce a conferire un look raffinato e giocoso allo stesso tempo, ma le varianti di modelli sono moltissime sia per i cappelli uomo che per i cappelli donna.




modello Trilby, composto da 100% papier (euro 121)





modello Trilby, cotone (euro 116)



cappello in paglia (euro 157)




modello Trilby in canapa (euro 231)

www.borsalino.com

domenica 16 giugno 2013

Dolce & Gabbana Summer 2013 Tailoring Collection for Men (Collezione Uomo)



Dolce & Gabbana hanno presentato oggi, in occasione dell'apertura della quarta boutique del marchio a Londra, la Dolce & Gabbana "Summer 2013 Tailoring Collection" per Uomo.

I due eventi sono legati dal sottile fil rouge rappresentato dal concetto di eleganza che D&G hanno sviluppato per descrivere l'uomo moderno.



La nuova boutique londinese Dolce Gabbana, con i suoi ricchi arredi in legno, il profumo nell'aria di fragranze maschili appositamente create e il ricordo di esclusive sale da barbiere riunisce il marchio della manualità dei grandi sarti (simbolo della tradizione sartoriale italiana), della sicilianità allo stile british della city londinese.





Il connubio ripropone le grandi icone dell'eleganza maschile: dalle note legnose dei profumi, all'odore caratteristico delle poltrone in pelle, alla struttura rigorosa,
ma non per questo meno creativa delle giacche da uomo.





Ma vediamo insieme gli abiti che più mi hanno colpito della collezione "Summer 2013 Tailoring Collection".

Partiamo da un accessorio oggi sempre più importante per definire il volto di una persona: gli occhiali.
Tutti i modelli che hanno sfilato per le strade della city londinese hanno vestito una montatura nera stile anni '60, ispirazione che si ritrova anche negli abiti.




I colori principali di questa collezione sono il nero ed il grigio, con una punta interessante di bianco ghiaccio.

Stile a profusione negli abiti a tinta unita, nei gessati e nelle giacche a sei bottoni.
Una sola concessione al tessuto fantasia che però rientra nella visione generale della Collezione.


Certamente questi abiti ci raccontano di un uomo di gran classe, la cui figura viene risaltata dal sapiente lavoro di struttura sartoriale: ma è una eleganza moderna, fatta di piccoli dettagli di impatto 
come il papillon a pois: ecco a voi modern retrò!




mercoledì 22 agosto 2012

Stone Island: l'innovazione è la regola. Collezione Autnno/Inverno 2012/2013

Stone Island: il brand ha 30 anni, e li porta benissimo.
E come i trentenni di oggi i quali raramente si sentono tali, vive il percorso creativo con quell'impronta di sfrontatezza, ricerca ed innovazione, tutte caratteristiche del suo geniale fondatore: Massimo Osti.

Facciamo quindi un pò di storia del brand Stoneisland:
Massimo Osti, negli anni '80 del folle consumismo, va in controtendenza e si chiede come riutilizzare
quel vasto surplus di indumenti militari presenti nei vari mercati dell'abbigliamento usato in Italia.
Parte da qui la sua intuizione, la quale poi si allargherà all'utilizzo di materiali sempre più inaspettati: un giorno gli capita tra le mani un telone da camion, rosso da un lato e blu dall'altro.
Si potrebbe farne un giaccone, no?

E' sempre lui il primo a sperimentare già negli anni '70 la tintura in un unico bagno di colore di capi già finiti: un metodo che poi diventerà comune per tutto il settore dell'abbigliamento.

E poi arriva il Raso Gommato, nel 1983: questo tessuto, nato dalla rivisitazione di un materiale da equitazione diventa il segno di riconoscimento della Stone Island: si fa così, si splama uno strato di gomma impermeabilizzante sul cotone raso.

E' un successo sempre crescente, a cui neanche io ho potuto resistere: negli anni '90 comprai una bellissima giacca di raso gommato nero che ho amato tantissimo. Seppure di foggia maschile, era perfetta anche sulla figura femminile, e non vi dico la tragedia un giorno che tornando a casa, ho scoperto che mia mamma l'aveva buttata, perchè a furia di metterla ogni giorno, il collo era diventato leggermente liso. Noooooooooooo!!!

Ma le innovazioni di Massimo Osti per Stone Island sono continuate nel tempo: direi che dovrebbero essere oggetto
di un bel corso tessile.
Ci sono infatti i tessuti impermeabili in grado di riflettere anche debolissime fonti luce, oppure il tessuto "micro", ottenuto con una tecnica di pressione come quella usata per la carta, che conferisce il caratteristico effetto pelle di daino, oppure il "thermojoint": tranquilli, potete andare al Polo Nord ed essere investiti da una nube radioattiva e rimanerne illesi: è infatti un tessuto resistente all'acqua, termoisolante e resistente alle radiazioni nucleari.

Potrei ancora continuare a parlarvi del passato (un passato di competenza e conoscenze tessili che Stone Island ha voluto celebrare in una mostra alla Stazione Leopolda di Firenze) ma concentriamoci sul presente e precisamente sulla Collezione Autunno / Inverno 2012/2013.


Shadow Project
Funzione ed innovazione, le parole chiave per questa mini-collezione: i designer attuali di Stone Island ripescano dai vecchi archivi le forme coniugandole con tessuti innovativi.
Questo l'effetto che fa:


Stone Island:
La rosa dei venti - il simbolo del marchio - rende immediatamente riconosconibile i vari capi di abbigliamento maschile sportwear, con una tensione costante del nuovo team di designer ai valori di estetica, design, innovazione e comfort.




Occhiali
Sono gli ultimi arrivati, in linea con la tendenza dei maggiori brand di puntare tutto o quasi sugli accessori, e Stone Island non fa eccezione. Costano dai 250 ai 300 euro, diciamo che costicchiano, ma se vi piace il design moderno e sportivo, fanno per voi.

mercoledì 8 agosto 2012

Philipp Plein: "BulletProof Hero" Collection: S/S 2012/2013






Eroi a prova di proiettile ("BulletProof Heros") è l'ultima capsule collection di Philipp Plein.

Philipp Plein, 34enne tedesco, da dieci anni timoniere di un'azienda con una visione molto precisa: la vita è una, è breve e non può essere insignificante.

E la sfilata alla Milan Fashion Week nel giugno scorso  lo dimostra: Philip Plein sceglie come testimonial Ed Westwick (Gossip Girl) e gli rifà il look da dandy consumato.
Per gustare però a pieno il mood centrale della sfilata, fortemente influenzato dallo street style, vi consiglio di guardare questo video.

Mille look sono possibili: se non vi sentite trasgressivi e barocchi nello stile però lasciate perdere!

Borchie, pelle e T-shirt con le pin-up di Penthouse sono i must: un capo su tutti la Croco Jacket (giacca di pelle con la stampa a coccodrillo qui sotto indossata dal rapper Timati).



In un mix di new fashion dove il punk si mescola alla ricercatezza dei dettagli, i vestiti da uomo si scompongono per diventare pezzi rock. 

E se la modauomo non può prescindere dalla giacca e dai pantaloni, che giacca e pantaloni siano ma solo in presenza di borchie sulle spalline!

Insomma si scompaginano le carte del classico abito uomo e meno male!

L'immagine che ne esce è quella di uomini di successo e 
a-schematici, avidi lettori
di Penthaouse ma laureati all'Accademia di Belle Arti!

P.s. Se nella realtà dovesse davvero esistere un uomo così, che faccia un fischiooooo! :-)








notare il dettaglio delle borchie sulle spalline...






















Link correlati:



lunedì 7 maggio 2012

Dirk Bikkembergs: l'eleganza del nuotatore (collezione uomo primavera/estate 2012)



Cosa differenzia uno stilista di successo, dal resto dei suoi colleghi?
La risposta è insita nella parola stessa: il suo stile, la sua visione, e per essere ancora più
eleganti nell'uso delle parole, la sua Estetica.

Per introdurre infatti la collezione Primavera/Estate 2012 di Dirk Bikkembergs, 
una garanzia ormai dell'abbigliamento uomo, non posso prescindere dal sottolineare
l'eleganza visiva, frutto di una volutissima ricerca, attraverso la quale l'elemento
sportivo (inteso non solo come abbigliamento, ma come qualità del vivere) diviene
pretesto artistico e creativo, per disegnare l'immagine di un uomo perfetto nelle forme
(o aspirante tale).

La "Sport Couture", almeno nell'accezione perchè il connubio tra Sport e alta qualità 
degli abiti uomo ha una lunga storia, è la definizione sintetica dell'attività di 
Bikkemberg: il carattere sportivo degli abiti serve per calarsi nella vita movimentata
di ogni giorno, insieme alle sue ricorrenti sfide, ma senza dimenticare che oltre la lotta,
c'è anche il bello, l'armonioso e l'audace.

Certo, audace: non tutti possono indossare con disinvoltura una giacca rosa sopra un pantalone verde, oppure una giacca verde sopra un pantalone bianco.
Ci vuole una mente bestiale, oltre che un fisico bestiale.

Ma a parte, piccoli momenti di piacevole colore, il resto della collezione rimane portabilissima e chic: mi piace sopratutto la ricerca dei dettagli, come l'immagine del nuotatore in piena  circonvoluzione mentre si tuffa, la quale campeggia su camicie, e come logo, sulle cinture.

Sottolineare l'eleganza di un tuffo, indirettamente vuol dire, esaltare la preparazione, l'allenamento, la decisione, la forza e la creatività che ci sono dietro un'azione che appare naturale, ma che di naturale ha ben poco: e che quell'atto, naturale perchè studiato, diventi il logo di Bikkembergs, lo trovo ricercato e per nulla banale.





















 Uno sguardo anche agli accessori.

Le sneakers bianche immacolate, sono movimentate dal logo in sovraimpressione sulla base della scarpa.



Il mocassino color sabbia vira dallo sportivo puro, alla Sport Couture.




Beh, qui la parola d'ordine è ironia: se ce l'hai, puoi decidere di indossare queste scarpe.



Il tuffatore: su una cinta.


Chi ve l'ha mai detto che l'unica borsa consentita agli uomini sia il borsello?


www.bikkembergs.com



giovedì 24 novembre 2011

Nara Camicie (Uomo): la camicia prima di tutto



Per parlare di Nara Camicie, dovrei raccontarvi della passione del mio ragazzo per le loro camicie, e di come, ogni volta che andiamo al centro commerciale dove è presente uno dei
negozi monomarca Nara, lui si incolli alla vetrina, come un bambino davanti alla casetta fatta tutta di caramelle delle fiabe.
In effetti, ho imparato ad ammirare le camicie Nara, grazie a questa sua quasi ossessione per le camicie, accompagnandolo a provare i diversi modelli che hanno un pregio non trascurabile: lo rendono più bello di quanto già non sia! (avavava!)

Ma lasciamo il soggettivo per parlare un pò della collezione Nara Camicie 2011 e della storia del brand.

Walter Annaratone, forte dell’esperienza familiare della vendita al dettaglio, pensa nei primi anni ‘80, ad un brand “specialistico”: il prodotto principe sono le camicie, ed i valori di riferimento sono
la qualità ed una grande ricerca di immagine.

Per realizzare questo progetto, si avvale della collaborazione dello stilista Mario Pellegrino, che nel 1986 in un piccolo laboratorio nel Veneto con pochi collaboratori, avvia così la produzione di camicie, che oggi tocca i 2000000 di pezzi venduti ogni anno.

In questo senso, il brand Nara Camicie rappresenta un ottimo esempio scaccia-crisi: laddove molte aziende italiane sono state costrette a chiudere, “Passaggio Obbligato” - l’azienda che si occupa materialmente della produzione delle camicie e di cui Mario Pellegrino è Amministratore,
ha acquisito uno spazio di produzione maggiore ed assumendo più personale, testimoniando indirettamente come la moda uomo proposta da Nara Camicie incontri un favore sempre crescente.

Devo dire (da allieva alle prime armi di un corso sartoriale) che la camicia proposta da Nara richiama sempre l’esperienza sartoriale: i dettagli definiscono una ricerca di stile che conferisce
al capo il valore di punto focale per l’abbigliamento uomo. Traduco: mettetevi pure solo i jeans, la camicia vi darà un tocco di classe, senza ingessarvi in un outfit troppo formale, ma sottolinenado anche una ricerca nell’abbigliamento del non banale.

E che lo stile Nara si riveli fortunato, lo dice anche la lunga lista di negozi, aperti praticamente in ogni parte del mondo, compresa l’Africa, con le sue sedi di Maputo in Mozambico e Lagos in Nigeria!

Parliamo di prezzi: si parte dalle 50 euro a salire, in media fino alle 70, per cui vi suggerisco di andare a fare incetta di camicie non appena partono i saldi: troverete così ottime occasioni anche intorno ai 35 euro.

Ecco a voi una selezione della collezione Nara 2011:













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